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“Promemoria Auschwitz”

di Alice Arneodo

Ospitiamo la testimonianza di Alice Arneodo, studentessa della 5B del Liceo Soleri Bertoni di Saluzzo, che ha partecipato al Progetto “Promemoria Auschwitz”, promosso dal Comune di Saluzzo con l’obiettivo di consentire agli studenti delle scuole superiori della città di vivere un’esperienza formativa e culturale di enorme importanza, specialmente nel periodo storico che stiamo vivendo.
Come negli anni passati, il contributo del Comune di Saluzzo è stato integrato dalla scuola, per consentire a uno studente per ogni classe quinta (quindi 9, invece degli 8 previsti dal Comune) di accedere al progetto e per ridurre la quota di partecipazione a carico delle famiglie.
Il viaggio si è svolto dal 28 gennaio al 2 febbraio 2026.

Di seguito la toccante testimonianza di Alice: “Ci sono viaggi che ti insegnano a portare un peso più grande: quello della memoria Viaggiando, mentre attraversavamo l’Europa verso la Cracovia, sentivo che non stavo andando solo verso un luogo, ma verso una ferita, una crepa nella storia dell’umanità.
Il giorno in cui abbiamo visitato Auschwitz é stato il fulcro del viaggio. Varcare quel cancello è stato come attraversare un confine invisibile. Davanti a noi la scritta “Arbeit macht
frei”(il lavoro rende liberi). Lì ci hanno fatto notare un dettaglio che mi ha colpita nel profondo: nella parola “Arbeit”, la B è al contrario. Un errore? No. Un gesto silenzioso di ribellione, compiuto da un prigioniero costretto a forgiare quella menzogna di ferro. Sapere che, persino in quel luogo infernale, qualcuno abbia trovato la forza di lasciare un segno di sfida mi ha fatto tremare il cuore.
Camminare tra le baracche è stato come camminare dentro un dolore che non si può spiegare, solo sentire.
Le scarpe, le valigie con i nomi scritti sopra, gli oggetti quotidiani trasformati in testimonianze di vite spezzate. Ogni cosa gridava ricordo e memoria, anche nel silenzio.
Quando siamo arrivati a Auschwitz-Birkenau, l’immensità del campo mi ha fatto sentire microscopica. C’era il vento quel giorno, e il freddo riusciva a penetrarti nelle ossa.
Auschwitz non è solo un luogo della storia, è una responsabilità. Perché, come scriveva Primo Levi, se comprendere è impossibile conoscere é necessario.
Sono partita da studentessa e sono tornata testimone.
E dentro di me porto quella B al contrario: piccola, quasi invisibile, ma più forte di qualsiasi oppressione”