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PLAY FOR INCLUSION – CLASSI 4B-5B

Da alcuni anni, durante le ore di Scienze Umane della professoressa Nadia Miretto, si sentono suoni, ritmi e movimenti provenire dall’aula M06.

Si tratta degli incontri del progetto Play for inclusion, pensato per coinvolgere gli allievi e le allieve con disabilità nelle attività della classe. Non è solo un momento di svago, ma una lezione in ottica UDL in cui si applicano le teorie e i concetti dell’Antropologia, della Pedagogia, della Psicologia, della Musica, delle Scienze motorie attraverso la propriocezione, l’uso dello spazio e la sintonizzazione reciproca.

L’attività richiede a studenti e studentesse di mettersi in gioco in prima persona, con il proprio corpo ed il proprio vissuto, superando il timore del giudizio e garantendo agli altri altrettanto rispetto. Non è sempre facile, talvolta scappa da ridere, l’imbarazzo è tangibile, ma occorre concentrarsi per riuscire a formare un gruppo compatto che agisce come “uno” valorizzando il contributo di tutte e tutti.

In particolare, le classi 5B e 4B dell’A.S. 2025-2026 hanno lavorato con due allieve di quinta e uno di quarta sull’espressione delle emozioni e la creazione di un ambiente confortevole e rassicurante.

Ecco i commenti di alcune studentesse di quinta.

ALICE. “Un modello di iniziativa sviluppata nella mia classe, nelle ore di Scienze Umane, che promuove il dialogo sui sentimenti e l’inclusione è l’attività “Play for inclusion” che si svolge in aula ogni mercoledì mattina. Durante questo momento condiviso, l’intera classe partecipa a esercizi musicali pensati per supportare una nostra amica in sedia a rotelle, aiutandola soprattutto a gestire, capire e accettare ogni sua emozione, sia che sia felice o triste. Tramite i suoni e il divertimento, riusciamo a far esprimere a ciascuno i propri sentimenti e tutti insieme impariamo che ogni persona prova cose diverse, dato che ognuno di noi è speciale. Questa attività non è utile solo a lei, ma ci arricchisce tutti, poiché insegna quanto siano importanti l’empatia e il rispetto reciproco. “Play for inclusion” è un esempio di come l’inclusione non sia solo un concetto astratto, ma qualcosa che si crea ogni giorno con piccoli gesti, attenzione e partecipazione. Iniziative come questa creano un forte senso di unità nella classe, dove le diversità non sono viste come impedimenti, ma come punti di forza. Avere una compagna con disabilità ci ricorda che il valore di una persona non dipende dalle sue capacità fisiche, ma dal suo essere umano. Imparare a supportarsi a vicenda rafforza il sentirsi parte del gruppo e diminuisce il rischio di essere lasciati fuori o soli”.

MATILDE. “… ho personalmente potuto osservare come l’attività che svolgiamo settimanalmente con la prof.ssa Nadia Miretto, abbia aiutato la mia classe e, in particolar modo una studentessa sulla carrozzina. L’importanza dell’essere inclusivi e sentirsi parte del gruppo classe: grazie a questo progetto di musicoterapia ho potuto notare che non solo la mia compagna con disabilità si sentiva libera di poter condividere con noi le sue emozioni, ma anche io come studente mi sentivo parte di un ambiente sicuro e in cui potermi rifugiare in caso di bisogno. È proprio questo quello che la scuola dovrebbe creare: un luogo in cui sentirsi liberi e sicuri”. 

ALISSA. “La scuola in questo deve impegnarsi attivamente, perchè per includere una persona con disabilità e farla stare bene non basta portarla in classe e farla sedere ad un banco come tutti gli altri. È necessario renderla partecipe delle attività, comprendere i suoi bisogni e cercare di soddisfarli il più possibile. Personalmente, avendo una compagna di classe con disabilità, capisco molto bene l’importanza dell’inclusione e gli effetti positivi che ne derivano, sia per lei che per il resto della classe. Questa mia compagna di nome Gjulja è davvero una persona fantastica, sempre gentile e disposta ad aiutare gli altri. È molto educata ed è difficile al giorno d’oggi trovare persone educate come lo è lei. In settimana è solare e sorridente, mentre invece tutti i mercoledì è triste e piange. La mia professoressa di Scienze Umane Nadia Miretto, per aiutarla a stare bene con se stessa e con gli altri, ha intrapreso con la mia classe un progetto che abbiamo chiamato “PLAY FOR INCLUSION”, che si tiene ogni mercoledì mattina, proprio quando lei è triste. Visto che lei ama la musica, il canto e il ballo, la nostra professoressa sceglie diversi brani musicali su cui noi, insieme a Gjulja, dobbiamo muoverci, cantare o suonare con la body percussion. Mentre svolgiamo questa attività lei inizia a ridere e si vede che è molto più felice e serena. Grazie a questo progetto è migliorata molto rispetto all’inizio dell’anno e tutte le settimane, appena terminata l’attività, lei chiede subito alla professoressa di rifarla la settimana dopo! Sono convinta che attività di questo genere siano molto utili per migliorare il benessere individuale e collettivo, perchè, oltre a far stare bene il ragazzo o la ragazza con disabilità, permette di favorire un buon clima in classe. Questo perchè essendo un’attività di gruppo è necessario interagire con gli altri, e quindi è un ottimo modo per rafforzare le relazioni e abbattere i muri di timidezza che spesso vengono costruiti”.

ALESSIA. “Un esempio concreto di attenzione al benessere mentale è l’attività che ci è stata proposta dalla professoressa di scienze umane il mercoledì mattina, svolta da tutta la classe insieme a Giulia, la nostra compagna con disabilità. Durante questa attività vengono utilizzati gli strumenti musicali come mezzo per favorire lo sviluppo emotivo e la gestione delle proprie emozioni. La musica permette di esprimere ciò che a volte è difficile dire a parole, aiutando tutti a riconoscere le proprie emozioni e a condividerle con gli altri. Questa esperienza è stata importante non solo per Giulia, ma per tutta la classe, perché ci ha insegnato il valore dell’inclusione, dell’ascolto e del rispetto delle differenze. Attività come questa dimostrano che la scuola può essere un luogo di crescita umana, non solo di studio. Anche il rapporto con i compagni è fondamentale per il benessere mentale. Sentirsi esclusi, presi in giro o non accettati può far stare molto male una persona. Al contrario, aiutare un compagno in difficoltà, includere chi si sente solo o sostenere chi vive un momento complicato rafforza il senso di comunità. La solidarietà e il rispetto reciproco permettono di creare un ambiente in cui ognuno si sente parte del gruppo”.

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PLAY FOR INCLUSION