Sabato 11 dicembre, gli studenti della 3E del Liceo Economico Sociale “Soleri -Bertoni” di Saluzzo, accompagnati dalla professoressa Antonella Mercuri, docente di Diritto ed Economia, hanno visitato la Mostra fotografica di Mario Laporta “Racconti d’Afghanistan”. L’esposizione, allestita negli spazi del “Quartiere” (ex Caserma Musso), è stata organizzata dal Comune in collaborazione con Igav ( Istituto Garuzzo per le Arti Visive), nell’ambito della rassegna “Storie di (dis)pari opportunità.
Nel percorso espositivo, immagini in bianco e nero, scattate in Afghanistan nel 2002, a Kabul, durante la seconda ondata anti-talebana. Testimonianze del desiderio di un popolo, continuamente segnato da guerre e conflitti, di vivere la normalità, la libertà. Dopo tanto tempo, si tornavano a vedere “le donne senza burqa, gli aquiloni, le bancarelle di libri, gli scambi di denaro”. Immortalati i gesti, gli sguardi rivolti alla speranza, quelli delle persone comuni, soprattutto quelli delle donne, da sempre costrette a subire violenze e discriminazioni.
Mario Laporta, fotogiornalista da 37 anni, ha documentato molti avvenimenti di cronache internazionali, eventi storici, ed altri accadimenti di sport e costume, con particolare efficacia: il suo obiettivo coglie non solo i fatti, riesce ad intercettare attimi, espressioni che raccontano stati d’animo e sensazioni.
Gli studenti del Soleri Bertoni hanno dialogato con l’autore mostrando il loro interessamento per la mostra e per la sua attività di fotoreporter. Laporta ha così spiegato il significato e le finalità dell’allestimento espositivo ed ha raccontato ai ragazzi alcuni episodi legati ai suoi reportage in giro per il mondo, descrivendo la passione per il suo lavoro che lo porta ad affrontare spesso situazioni rischiose come possono esserlo quelle nelle zone di guerra. Tra le esperienze più importanti quelle in Nicaragua e in Medio Oriente dal ’90 al ’93 . E ancora i servizi sulla guerra servo-bosniaca, le crisi albanesi, la caduta del Muro di Berlino.
Sulla mostra “Racconti d’Afghanistan” ha spiegato: «Queste foto, dopo gli ultimi tragici avvenimenti di questi mesi possono rivelarsi un ricordo che, forse, per molti anni ancora, non ritornerà più. Vorrei però fossero almeno un augurio affinché gli afghani possano realmente, e da soli, liberarsi di un regime che vorrebbe riportarli in un passato che la stessa quotidianità popolare aveva definitivamente sepolto»
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